Και μάλλον Έλληνες καλείσθαι...

"Και μάλλον Έλληνες καλείσθαι τους της παιδεύσεως της ημετέρας ή τους της κοινής φύσεως μετέχοντας" ΙΣΟΚΡΑΤΗΣ

(“Siano chiamati Elleni gli uomini che partecipano della nostra tradizione culturale più di quelli che condividono l'origine comune” ISOCRATE)

21 aprile 2012

IL REBETIKO


Il Rebetiko è un genere musicale, ma anche il modo di essere di una certa classe sociale presente in Grecia fino agli anni '50.
Le origini del Rebetiko sono complesse e derivano da secoli di influssi e scambi culturali tra Oriente e Occidente. 
Questo fenomeno nasce intorno ai primi del '900 essenzialmente come conseguenza del passaggio dalla cultura rurale, nella quale domina la canzone demotica, alla cultura urbana. Il nuovo secolo è accompagnato dalla nascita di molti luoghi in cui si ascolta musica per diletto, come il καφενείο (kafenìo) e la ταβέρνα (taverna). Tutto ha inizio in Asia Minore e in particolare a Costantinopoli, dove la convivenza tra le varie etnie - greca, armena, araba, ebrea, persiana e così via - produce una prolifica mescolanza nei vari campi dell'arte e della cultura e quindi anche nella musica.

Le origini della parola rebetiko sono incerte e dibattute, secondo le ipotesi più accreditate la parola deriva dal verbo ρέμβομαι (rèmvome), cioè “girovagare, andare in giro pavoneggiandosi” - modo di fare che appartiene al rebetis, ovvero al cantante e al musicista di rebetiko –  nel medioevo il verbo si trasforma in ρέμπομαι (rèbome). 


Rebetiko potrebbe derivare anche dal turco rebet, ossia “ribelle, fuorilegge”, ma questa seconda ipotesi è poco valida, poiché il rebetiko e i rebetes diventano illegali solo in una seconda fase dell'esistenza di questo fenomeno musicale e sociale.
La prima testimonianza letteraria del termine, risale solo al 1925 e si trova nel racconto Μπαλάντα στο φεγγάρι (Ballata alla luna) nella raccolta Σαν θα γίνουμαι άνθρωποι (Come diventeremo uomini) di P. Pikròs.

Le principali fasi storiche del rebetiko sono:

1922-32 periodo smirneico
Smirne è, prima del 1922, la città più ricca e culturalmente più avanzata dell'Asia Minore. Qui vivono inglesi, francesi, italiani, greci, armeni, arabi. In seguito allo scambio forzato delle popolazioni, avvenuto dopo la Catastrofe Microasiatica del '22, le canzoni cantate prima a Smirne, arrivano in Grecia.
Lo stile è legato a temi d'amore, le voci femminili, di bellissime cantanti trattate come regine, sono da soprano. Dopo la deportazione, lo stile e il tema divengono più nostalgici;

1932-40 periodo classico
In seguito alla deportazione, intorno a città come Atene e Salonicco, si formano dei sobborghi, che diventano veri e propri quartieri abitati da profughi. I luoghi  principali sono i porti del Pireo, di Salonicco e di Siros.
Rappresentante di quest'epoca è Markos Vamvakàris, pescatore dell'isola di Siros, di profonda tradizione cattolica. Vamvakàris si trasferisce ad Atene dove svolge molti lavori, dal macellaio allo scaricatore di porto, è un grande amante della musica e decide di imparare a suonare il bouzouki diventando uno dei più grandi rebetes della storia.


I testi di rebetiko, in questa fase, parlano di cose ritenute fuori legge, di furti, di microcriminalità, di hashish, di prigionia. La Grecia è, infatti, sotto la dittatura di Metaxàs, che considera i rebetes come dei fuori legge e il bouzouki come uno strumento sovversivo. Nasce ora il baglamàs, strumento piccolo e sottile, che il rebetis può nascondere facilmente sotto la giacca.

1940-52 periodo popolare. 
La musica rebetika viene edulcorata, ora è più popolare e anche i testi diventano più leggeri. Vassilis Tsitsanis è il suo rappresentante principale.


Nella sua evoluzione storica, la compagnia di rebetiko cambia la sua formazione strumentale: agli strumenti iniziali, come il violino, il kanonaki (strumento a corde pizzicate), il bouzouki, il nàï (strumento a fiato), se ne aggiungono altri, come il baglamàs.

Essere rebetis è un modo di essere, significa affrontare la vita con compostezza e dignità. Tra i rebetes esiste un codice comportamentale, fatto di solidarietà e di rispetto, soprattutto verso i rebetes più anziani (il narghilè, per esempio, inizia a girare partendo dal più anziano per finire col più giovane).
I suonatori di bouzouki suonano e al tempo stesso, mangiano, bevono e fumano, specialmente hashish.
I rebetes si riuniscono nelle taverne, nei tekès, nelle ouzerì, nel cafè aman. Aman è una parola di invocazione con la quale iniziano molte canzoni rebetike, le cosiddette αμανάδες (amanàdes) improvvisazioni che ricordano molto il canto del muezzìn.

La lingua nelle canzoni di rebetiko ha un'importanza fondamentale. La forma è quella dialogica (durante molte canzoni si può sentire il saluto che il cantante fa all'avventore che si mette a ballare o a un musicista o alla cantante e così via), della quotidianità. Contiene parole gergali, turche e in codice, come μάγκας (mangas): personaggio appartenente a un gruppo armato, ma nel mondo rebetiko incarna un uomo con una particolare filosofia di vita, il termine è usato in un'accezione positiva. Il μάγκας porta i baffi all'insù, ha l'andatura dinoccolata, la giacca sulla spalla e la sigaretta tra le labbra.
Αλάνης (alanis): caicco della flotta greca molto fastidioso per il nemico, che ora indica una persona svelta e scaltra. Έχει μπέσα (echei besa), per indicare uno o una che ha carattere ed è leale. Ci sono poi molti modi per indicare il narghilè: καλάμι, λουλάς, αργιλές, ecc.

Nel corso degli anni ciò che è rebetiko assume un significato sempre più negativo, fino a quando il grande compositore Manos Chatzidakis in una conferenza del 1949 ad Atene, difende il rebetiko con un appassionato discorso, che ha un effetto dirompente nel mondo musicale e culturale greco. "Il rebetiko - sintetizza il musicista - è espressione della storia della cultura greca, il rebetis è l'uomo greco: un uomo coraggioso, compassato, che conosce la lealtà e la fratellanza".

(Estratto dal seminario sul rebetiko tenuto dalla Dott.ssa Gaia Zaccagni all'Università La Sapienza di Roma, il 19 aprile 2012)

Il rebetiko vedrà una sua rinascita con le composizioni musicali e reinterpretazioni di Mikis Theodorakis e appunto di Manos Chatzidakis a partire dagli anni '60.


Oggi è un genere ancora eseguito e molto apprezzato, non solo in Grecia, ma anche in Europa e negli USA.


Un mirabile gruppo di rebetes esiste anche in Italia e sono gli Evì Evàn, durante i loro concerti sembra di viaggiare nel tempo e nello spazio per giungere in una fumosa taverna dall'atmosfera nostalgica e gioiosa, colma di spensierata convivialità.
Γεια σας παιδιά!



5 commenti:

  1. Piacevole lettura, molto interessante l'argomento, ho imparato cose nuove, e questo davvero è importante... la musica come mezzo per esprimere il contesto sociale, come momento di aggregazione e di riconoscimento del gruppo...

    perchè non inserisci anche qualche link di musica/canzoni rebetiko?

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  2. un piccolo premio "virtuale" da blogger a blogger... quale riconoscimento della tua capacità di rendere semplice e vivo il patrimonio linguistico, letterario e culturale della Grecia!
    http://bussolavita.blogspot.it/2012/04/liebster-blog.html

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    1. Grazie Shanta! Ti ringrazio con grande ritardo, ma di cuore.

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  3. Μπραβο ρε μανγκα !

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