Και μάλλον Έλληνες καλείσθαι...

"Και μάλλον Έλληνες καλείσθαι τους της παιδεύσεως της ημετέρας ή τους της κοινής φύσεως μετέχοντας" ΙΣΟΚΡΑΤΗΣ

(“Siano chiamati Elleni gli uomini che partecipano della nostra tradizione culturale più che quelli che condividono l'origine comune” ISOCRATE)

01 novembre 2014

La lingua greca è una lingua viva

 




Il mio primo viaggio in Grecia è nato quasi per caso: desideravo fare una vacanza rilassante ed economica, lontana dall’Italia, ma non troppo, dove ci fosse un bel mare e buon cibo, destinazione scelta: Lefkada.
Sbarcata sull’altra sponda dello Ionio, cerco la corriera che mi conduca a Preveza, per poi da lì, con un altro autobus e un traghetto, raggiungere l’isola bianca.
Durante il viaggio ascolto i passeggeri parlare tra loro e, seppure io non comprenda il significato di ciò che dicono, il suono carezzevole di questa lingua mi incanta e la sua morbida melodia mi parla all’anima.
Guardo fuori e ammiro le linee sinuose della costa, bagnate dal mare che luccica sotto la luce abbagliante di luglio.
È un’epifania di suoni, colori e profumi, messaggi diretti al cuore. Vedo qua e là su cartelli stradali e insegne, il susseguirsi delle lettere dell’alfabeto greco, un alfabeto che con i suoi segni si mescola e si confonde col paesaggio: altroché lingua “morta”! Anni più tardi, è nelle parole del poeta greco Odisseas Elitis, premio Nobel per la Letteratura, che troverò la descrizione di queste sensazioni generate da «un’ortografia, dove ogni omega, ogni ipsilon, ogni accento acuto o ogni iota sottoscritta non sono che un golfo, un declivio, una roccia a picco sulla linea curva di una poppa che emerge, vigne fluttuanti, architravi di chiese, il bianco o il rosso, qua e là, di colombaie e gerani» (Pubblico e privato, in “Il metodo del dunque”, traduzione di Paola Maria Minucci, Donzelli Editore).
Il mio primo viaggio in Grecia è stato più di una bella vacanza, perché si è trattato anche di un viaggio interiore, in luoghi stranieri eppure familiari. Un viaggio che, inconsapevolmente, mi ha ricondotta nei lontani paesaggi della mia infanzia, trascorsa nell’assolata Puglia; luoghi che avevo lasciato col corpo e che avevo accantonato nella memoria.
Tornata in Italia, ho provato il forte desiderio di dare voce a questo mio “nuovo” altro lato dell’anima e di trovare il giusto linguaggio per esplorare e capire mie lontane memorie. Inoltre, ero ancora fortemente attratta dal suono e dalle forme della lingua greca “viva”, non solo mezzo di comunicazione, ma, citando ancora Elitis, strumento di «magia».
La soluzione si è presentata una mattina, in occasione di un mio tour informativo all’Università La Sapienza, durante il quale ho scoperto l’esistenza di un Dipartimento di Lingua e Cultura Neogreca, diretto con passione dalla prof.ssa Paola Maria Minucci. In quella occasione, ho subito compreso di aver trovato il posto giusto per proseguire la mia “ricerca” formativa ed esistenziale. Infatti, i corsi di Letteratura e Cultura Neogreca a cura della prof.ssa P. M. Minucci e le lezioni di Lingua tenute dal prof. Antonio Fyrigos, mi hanno guidata, nel tempo, in un viaggio bellissimo ricco di conoscenza, di studio, di incontri formativi e di gioiosa cooperazione e condivisione tra discenti e docenti. 
Un viaggio verso la “mia Itaca”, per il quale faccio i voti che sia ancora molto lunga la via.


Piccolo album dei ricordi:

Soggiorno ateniese con borsa di studio presso
l'Università Nazionale Kapodistriakon di Atene

Ad Atene, in compagnia del noto cantante D. Savvopoulos,
prima del suo concerto romano organizzato dalla Cattedra.
In tale occasione, il cantautore ha eseguito alcuni suoi brani in italiano pubblicati da Bulzoni),
tradotti dagli studenti nel corso di 
un seminario di traduzione.
Soggiorno con borsa di studio 
presso l'Istituto IMXA di Salonicco

Una delle tante manifestazioni culturali dedicate al mondo greca,
organizzate dalla Cattedra e realizzate
con l'attiva ed entusiasta collaborazione degli studenti

Isola di Paros, incontro con la scrittrice Ioanna Karistiani
a conclusione di un workshop di traduzione,
 organizzato dalla Cattedra di neogreco della Sapienza    



Momento di relax in una taverna ateniese,
in compagnia di docenti, studiosi e traduttori,
alla fine di una lunga e interessante giornata trascorsa al
Convegno organizzato in onore del poeta Odisseas Elitis.










"Appartengo a un piccolo paese. Un promontorio roccioso nel Mediterraneo, niente lo contraddistingue se non gli sforzi della sua gente, il mare e la luce del sole. E' un piccolo paese, ma la sua tradizione è immensa ed è stata tramandata nel corso dei secoli senza interruzione. La lingua greca non ha mai cessato di essere parlata."

Dal discorso di Giorgos Seferis in occasione dell'assegnazione del premio Nobel (1963).





18 maggio 2014

MAVRO LIVADI - IL CINEMA GRECO A ROMA


Ho visto "Mavro livadi" nel 2011 in occasione del RIFF Festival di Roma. Era una delle ultime pellicole in programma, proiettata in tarda serata, ma indubbiamente una delle più belle. Le sue atmosfere avvolgenti e rarefatte unite alla trama, mi sono rimaste nell'anima per giorni, facendomi desiderare, non solo di rivedere quel film, ma anche di condividerlo con altri, come si fa per qualsiasi opera che ci sia piaciuta in modo particolare e che amiamo consigliare agli amici. In questo caso, però, la proiezione del RIFF sarebbe rimasta unica, perché il lungometraggio di Marinakis non ha avuto distribuzione in Italia.

Mi ero messa in testa che “Mavro livadi” meritava un pubblico più vasto o almeno
un’altra proiezione. Così contattai il regista Vardìs Marinakis per rivelargli il mio proposito, ovvero sottotitolare il suo film in italiano (la prima proiezione romana era con sottotitoli in inglese) e trovare nuovi spazi per proiettarlo. Vardìs con solerzia e disponibilità mi rispose inviandomi il film e concedendomi l’autorizzazione a procedere.

"Mavro livadi"  è ambientato nel 1654, quando la Grecia è ancora sotto l’impero ottomano. In quei secoli di dominazione, non era facile sopravvivere alla brutalità di quel dominio. Spesso i giovani di famiglie cristiane – greche, albanesi, bulgare e altre - erano vittime del devshirme (in greco παιδομάζωμα - pedomàzoma - "raccolta di bambini") ossia dell’arruolamento forzato nell’esercito turco ottomano. Ragazzi tra i 12 e i 16 anni venivano reclutati per formare il corpo scelto dei Giannizzeri, i quali, benché cristiani d'origine, sotto le armi diventavano i più fanatici e feroci difensori dell'Islām.
Per sfuggire a questa “tassa” che l’Impero ottomano imponeva alle sue terre di conquista, alcune famiglie nascondevano i propri figli nei monasteri.



01 maggio 2014

Alekos Panagoulis vive!

“Un ruggito di dolore e di rabbia si alzava sulla città, e rintronava incessante, ossessivo, spazzando qualsiasi altro suono, scandendo la grande menzogna. Zi, zi, zi! Vive, vive, vive!” è l’incipit del romanzo Un uomo, nel quale Oriana Fallaci racconta la vita e la morte dell’uomo che ha amato: Alèxandros Panagoulis.



Il 1° maggio del 1976 muore, vittima di uno "strano" incidente d’auto, il rivoluzionario, poeta e intellettuale Alekos Panagoulis. 
“Eroe tragico con una vena di follia”, Panagoulis ha lottato con grande coraggio contro il Regime dei Colonnelli e a favore della democrazia, subendo persecuzioni, lunghi periodi di prigionia tra atroci torture. 
"Alekos, cosa significa essere un uomo?" chiede Oriana Fallaci. 
"Significa avere coraggio, avere dignità. Significa credere nell'umanità. Significa amare senza permettere a un amore di diventare un'àncora. Significa lottare. E vincere." è la sua  risposta (da Intervista con la storia, O. Fallaci, 1974).


Nel 1968 fu condannato a morte per il fallito attentato a uno dei colonnelli, il capo della Giunta: G. Papadopoulos.
Nel 1975 è l’ex dittatore a essere dietro la sbarra, mentre Alekos  era tra i giornalisti in veste di inviato speciale per L’Europeo. Di seguito alcuni passi del suo articolo:
con un click sull'immagine, la vedrete ingradita

03 dicembre 2013

"Kavafis e i Poeti". Omaggio al grande poeta greco.

Di Kavafis, poeta a cavallo tra ‘800 e ‘900, si celebrano quest’anno i 150 anni dalla nascita e gli 80 dalla morte. E sembra impossibile tanto la sua poesia ci è oggi attuale e contemporanea.
Una conferma di questa affermazione che molti ormai giustamente ripetono per questo grande poeta alessandrino si è avuta qualche giorno fa, il 25 novembre, al Teatro Vascello nella serata “Kavafis e i poeti”, organizzata dalla Cattedra di lingua e letteratura neogreca della Sapienza Università di Roma con il patrocinio dell’Ambasciata di Grecia e dell’Ambasciata di Cipro e il sostegno del Ministero della Cultura di Grecia.

07 luglio 2013

Una mattina in compagnia di Petros Màrkaris

In una piovosa domenica estiva decido di mettere ordine nel mio archivio digitale e cosa trovo?
La mia registrazione di una mattinata primaverile trascorsa in compagnia di Petros Màrkaris e dei ragazzi della scuola Lianokladiou di Lamia, accompagnati dalla intraprendente insegnante Ioulia Gkika. Un bellissimo ricordo.
I giovanissimi studenti avevano lavorato  durante l'anno scolastico, sui romanzi dello scrittore greco e, in gemellaggio con una classe italiana, su quelli del nostro Camilleri, per realizzare, infine, una rappresentazione teatrale ispirata ai polizieschi dei due autori.
In un giorno di marzo, in un giardino ateniese, ero lì insieme ai vivaci discenti visibilmente emozionati per questo incontro con P. Màrkaris, il quale, con la sua affabilità, ha messo tutti a proprio agio...

...L’atmosfera è molto allegra, mi piace osservare l’ingenua trepidazione di questi ragazzi ancora un po’ bambini e sono curiosa di ascoltare le loro domande per Màrkaris e le interessanti risposte dell'autore.

Spiros: I suoi romanzi sono molto attuali, come  mai?

Màrkaris: I romanzi e i racconti che scrivo hanno a che fare con l’attualità, perché mi interessa raccontare il presente e non il passato.
Tuttavia, anche il passato ha a che fare con l’oggi, ovviamente. Per esempio, il mio romanzo “Si è suicidato il Che” racconta i Giochi Olimpici del 2004 e, tornando indietro di trent’anni, l’epoca della dittatura dei Colonnelli. In tal caso, il passato mi è servito per spiegare problemi del presente.

Erotòkritos: Come nasce l’idea per un libro?